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Le cronache di Alitalia: Parte 4

 

Nel precedente post (Le cronache di Alitalia: parte 3) si era arrivati alla conclusione che la ex compagnia di bandiera, trascinandosi questa situazione economica disastrosa, potesse arrivare al fallimento. Ciò è successo, perchè il 24 aprile del 2017 i dipendenti del vettore hanno detto NO all'ennesimo piano bluff di rilancio della compagnia, che prevedeva una ricapitalizzazione di ben 2 miliardi di euro, il taglio di 20 aeroplani di medio raggio (A320 principalmente) e l'arrivo di 14 aerei di lungo raggio (A330 e B777-200ER di seconda mano) con il taglio di ben altri 2000 dipendenti. Ciò avrebbe portato al rinvio del fallimento e grounding totale della compagnia di almeno un paio di anni, se si vuole essere generosi. Dopo il referendum, AZ è entrata in Amministrazione Straordinaria in seguito lo stato ha emesso 600 milioni di euro per trovare un "compratore" e il nome dei 3 commissari li sappiamo ormai tutti.

Data di scadenza per trovare un nuovo partner: 5 novembre. Data non rispettata ovviamente, perchè ci sono troppe compagnie vogliose di potersi comprare AZ. A parte gli scherzi, ad ottobre hanno rinviato fino a marzo 2018 la scadenza per la ricerca di un acquirente, assieme ad altri 300 milioni di euro, che sommati con i 600, in totale fanno 900 milioni di euro. E tutto ciò, a spesa del contribuente italiano.

 

La situazione attuale di AZ ripercorre quella di ben 10 anni fa, dove era anche lì sul viale del tramonto.  Era però una compagnia più grande, con ben 170 aerei totali e 20000 diendenti, considerando la Mainline mentre se aggiungiamo AirOne in totale erano ben più di 240 aerei. La vecchia Alitalia LAI aveva come basi principali Fiumicino e Malpensa, quest'ultima abbandonata nel marzo 2008 e infangata dalla politica che ancora oggi la decreta come il fulcro di tutti i fallimenti della non più compagnia di bandiera quando noi tutti sappiamo che non è la realtà dei fatti. Paragonata all'AZ attuale, basata a Fiumicino e a Linate, con 120 aeroplani e 12000 dipendenti, ci si chiede come la "nuova" Alitalia abbia potuto fare peggio della bad company. In più la vecchia compagnia contava su AMS (Alitalia Mantainence System), società satellite di alitalia che contava su un team di manutentori aeronautici invidiati in tutto il mondo. Oggi AZ non può contare più sui propri manutentori, dato che la società è stata distrutta e gli aerei ora vanno a far manutenzione in Israele.

E' interessante anche il fatto che i 3 fallimenti di AZ (2008/2013/2017) siano arrivati sempre alle elezioni politiche italiane. Nel 2008 il principe azzurro era il gruppo AF/KLM. Già, la stessa KLM che scappò dalla fusione con AZ nel 2000, la quale vittima della politica di non fare quadrato su Malpensa, all'epoca nuovo Hub in Europa e in Italia, con la chiusura di Linate, da sempre il tallone d'achille del sistema Milano. Pur di non entrare con gli Italiani, KLM pagò a caro prezzo la buonuscita di 200 milioni di euro. Nel 2004 fallì e Air France la comprò, formando il gruppo Air France/KLM e ad oggi sono proprio gli olandesi la punta di diamante del gruppo.

 

Oggi invece le compagnie interessate sono Lufthansa e Easyjet. Analizziamo il loro recente passato nel mercato italico:

Lufthansa approfittò del fatto che Alitalia fosse in difficoltà (2008), offrendosi come compratore e indicando come Hub della compagnia Malpensa. Cosa comportava ciò per AZ? L'abbandono totale di FCO e LIN, quest'ultimo voluto chiuso in tempi rapidi, se LH avesse acquistato AZ. Già, se LH l'avesse acquistata. La politica però indicava FCO come base e scartarono subito l'offerta teutonica.

Allora LH decise di entrare nel mercato Italiano e milanese con una sua filiale, Lufthansa Italia. Base della compagnia MXP. Inutile dire che il governo e AZ fecero di tutto pur di ostacolare LHI e la politica milanese fu immobile ai voleri di LH. Morale, i tedeschi finirono per battere ritirata nel 2011.

Easyjet invece entrò nel mercato italiano nel 2005, con una manciata di voli a MXP, un tempo presidiata da Alitalia. Dopo il De-Hub, la lowcost britannica riempì gli spazi lasciati vuoti dalla compagnia italiana e ora Malpensa è la sua principale base, nel 2016 la compagnia ha movimentato circa 7,5 milioni di persone dallo scalo milanese e, dopo Londra Gatwick, Malpensa sarà la seconda base a usufruire delle connessioni "Worldwide by Easyjet"(Progetto criticabile per i suoi prezzi).

 

Non è un caso che le due compagnie interessate abbiano a che fare con la ex base di AZ. Se LH dovesse acquistarsi si potrebbero verificare 2 scenari: uno in cui AZ ha 80 aerei( 20 di lungo raggio e 60 di medio raggio), Fco viene ridimensionato e Linate diventa asporatore verso i propri hub oltralpe; l'altro invece comporta la scomparsa di AZ dal mercato del nord Italia, che verrà presidiato da Eurowings, lowcost del gruppo LH, a Linate e Malpensa, dove potrebbero esserci voli di lungo raggio operati dalla stessa.

 

La situazione attuale non permette di poter fare previsioni certe sul futuro di AZ, ma come il passato insegna, la politica farà il resto, ovvero protezionismo su un azienda che fu molto tempo fa strategica sul territorio nazionale.